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La Storia

PALAZZO DONATI

La torre in Borgo Albizi 11 (XIII secolo) è incorporata nel Palazzo Donati e si eleva al di sopra del cornicione. Presenta il tipico rivestimento a filaretto di pietra e numerosi "erri" che contornano le finestre. Anticamente veniva chiamata anche Torre di Gemma, perché si pensava erroneamente che fosse appartenuta a Gemma Donati, la moglie di Dante Alighieri.

Il palazzo dei Donati, poi "Albizi-Tassinari", si presenta con una facciata in stile tardo-manierista, secondo i rifacimenti dell'inizio del Seicento; in facciata l'intonaco chiaro spicca rispetto alle finestre con architravi sporgenti, con cornici marcapiano e un bel portale con timpano semicircolare spezzato nel quale è inserito un busto marmoreo di Cosimo II De' Medici di Chiarissimo Fancelli. Passò ai Tassinari nel Settecento ed all'interno è dotato di un cortile cinquecentesco porticato solo sul lato est con colonne con capitelli ionici e archi a tutto sesto: vi si trova un giardino rialzato con una vasca tardo-seicentesca e un busto marmoreo del Destino, opera di uno scultore russo. Nell'atrio si trova un busto di Dante in terracotta imprunetina del XVII secolo.

"Già dei Corbizi e quindi dei Donati, la torre è nota e segnalata nella letteratura per essere stata nel 1308 luogo dell'ultimo tentativo di resistenza di Corso Donati contro i guastatori della Signoria, inviati a furor di popolo contro l'anziano capo dei Guelfi Neri, sospettato di volersi fare Signore della città con l'aiuto di Uguccione della Faggiola. Ancora dei Donati nel 1427, seguì successivamente le proprietà del vicino palazzo Medici (al n. 9, anche questo sorto su antiche proprietà dei Donati) e a questo annessa, passando agli Amadori, ai Finali e, nel 1688, alla famiglia de' Medici, mantenendosi nella sua discendenza fino al 1798. Tra gli anni venti e trenta del Novecento la torre fu interessata da un importante intervento di consolidamento e restauro (con rimozione degli intonaci, riapertura delle antiche luci, ripresa del paramento in pietra e apposizione di catene in ferro) sotto la direzione dell'ingegner Carlo Picchi. Grazie agli ulteriori restauri effettuati negli anni settanta, è ora questa una delle torri medioevali fiorentine più chiaramente leggibile nella sua struttura originaria, pur essendo affiancata da edifici più tardi. Sviluppata su sei livelli, presenta un portone con ghiera e tre finestre asimmetriche sul fronte principale, oltre alle consuete buche pontaie con mensole sottostanti".

Testo tratto da 'Repertorio delle Architetture civili di Firenze' – Prof. Claudio Paolini

"Si tenga presente che questa torre, tramite il palazzo Corbizi che si sviluppa a lato e posteriormente, è collegata con l'altra torre già dei Donati oggi inglobata nell'omonimo palazzo (si veda in Borgo degli Albizi 11). "La funzione di insula fortificata dell'isolato appartenente alla consorteria dei Donati è dimostrata, oltre che dalla presenza delle due torri, dall'estrema compattezza del fronte strada e, per inverso, dalla notevole articolazione dello spazio interno, segnato da numerose corti e passaggi di collegamento. La notevole potenza della famiglia guelfa dei Donati, giunta all'apice con la figura di Corso, trova il suo corrispettivo architettonico nella rilevante altezza delle due torri, di gran lunga emergenti dal tessuto circostante" (Elisabetta Pieri). Sul basso edificio che affianca la torre dal lato della piazza è un bando dei Capitani di Parte del 1639, già trascritto da Francesco Bigazzi. La torre appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale."

Testo tratto da 'Repertorio delle Architetture civili di Firenze' – Prof. Claudio Paolini

Dante Alighieri

Il palazzo è situato a poca distanza dal magnifico Duomo ed è molto vicino alle principali attrazioni di Firenze tra cui: la Galleria degli Uffizi, il Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, l'Accademia, Palazzo Pitti e la Chiesa di Santa Croce.

Contatti

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